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Partito Democratico - Circolo di Mondovì, Margarita e Morozzo

17 novembre 2009
La sentenza di Strasburgo sul crocifisso divide gli schieramenti al consiglio comunale di Mondovì dove il PD annuncia che non parteciperà al voto
IL CENTRODESTRA: "UNO STATO CHE ELIMINA LA RELIGIONE NON E' NEUTRALE MA DI PARTE", REPLICA L'OPPOSIZIONE: "NON STRUMENTALIZZATE LA FEDE"
Botta e risposta fra gli opposti schieramenti che siedono in consiglio comunale a Mondovì. Oggetto della contesa il parere della Corte europea sulla presenza del simbolo cristiano nei luoghi pubblici. Ecco le intenzioni di voto espresse dai due gruppi.


IL GRUPPO CONSIGLIARE DEL PDL

“Con questo comunicato ci vogliamo fare portavoce dei cittadini italiani verso la sentenza con cui la Corte Europea di Strasburgo ha chiesto la rimozione del Crocefisso nelle aule scolastiche.

Come ben noto questo ha scatenato una vera e propria indignazione popolare in quanto, con questa sentenza, viene negato il diritto di esporre un simbolo della storia e della cultura italiana ed europea,  ma soprattutto un simbolo di valori fondamentali, condivisi dai cittadini di generazione in generazione.

Sappiamo che in tutti i gradi di giudizio in Italia le autorità giudiziarie nel 2006 risposero che i crocefissi dovevano restare al loro posto perchè, ha scritto tra l’altro il Consiglio di Stato “in Italia, il crocefisso è atto ad esprimere, l'origine religiosa dei valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua libertà.

Ricordiamo che Papa il mese scorso, ricevendo il nuovo Capo della Delegazione della Commissione europea presso la Santa Sede, ha ricordato: "L'Europa non permetta che il suo modello di civiltà si sfaldi".

Ed ha insistito sull'importanza di riconoscere le radici cristiane dei valori europei, in quanto l'Europa non si limita a condividere dei valori, "ma, ha sottolineato “  sono stati piuttosto questi valori condivisi a farla nascere."

Ci preme oggi anche ricordare l'ispirazione decisamente cristiana dei Padri fondatori dell'Unione Europea che trassero dalla fede religiosa e dall’impegno politico popolare una comune consapevolezza: che “solo il cristianesimo può essere il cemento dell’unità europea. Europa e Cristianesimo sono quindi un binomio inscindibile."

Ricordiamo inoltre che il preambolo del Trattato costituzionale per l’Europa citava le eredità culturali, umanistiche e i valori spirituali e religiosi dell’Europa ma non era stato accettato il fatto di inserire un apposito articolo che ricordasse le millenarie radici cristiane del nostro continente. Questo, con altri motivi, è stato uno dei fatti che ha portato alla mancata approvazione di una Costituzione europea.

Vogliamo ora cancellare un simbolo di valori condivisi come è il Crocefisso per portare ancora di più il cittadino a sentirsi lontano dall’Europa?

Il Crocifisso è anche un richiamo ai principi sanciti nella nostra Costituzione di libertà, uguaglianza, tolleranza e laicità che trovano il loro fondamento storico nel Cristianesimo e che hanno contributo a formare le tradizioni, i modi di vivere e la cultura degli italiani.

E’ grave voler togliere dalla scuola, che è il mondo educativo per le generazioni future, un segno fondamentale dei nostri valori e della nostra cultura, in quanto questo ha sempre dato e sempre darà un contributo fondamentale per la formazione e la crescita morale delle persone.

Inoltre questa sentenza della Corte europea non tiene conto delle realtà dei singoli paesi dell’UE.

In Italia il Crocifisso assurge da simbolo della speranza e della libertà umana. 

Se si inizia a sminuire l’identità di uno Stato togliendogli i suoi simboli, si comincia a non avere più una visione chiara del futuro.

La sentenza afferma la necessità della neutralità dello Stato sotto il profilo religioso: in realtà lo Stato che eliminasse la dimensione religiosa non sarebbe neutrale, ma di parte. 

Auspichiamo quindi che il ricorso del Governo italiano, unitamente a quello di altri governi degli Stati europei, possa essere accolto ed invitiamo il sindaco ad intraprendere tutte le iniziative possibili perché il Crocefisso nelle scuole possa essere mantenuto."

IL GRUPPO CONSIGLIARE DEL PD
“Dopo attenta valutazione, ha stabilito di non partecipare al voto sull’ordine del giorno proposto dalla Lega e dal Pdl. Siamo un partito laico e pluralista, di credenti (non solo cattolici), di cui molti impegnati nelle parrocchie, in diocesi, nelle associazioni di volontariato, e anche di non credenti, tutti indignati dall’uso strumentale e puramente partitico – di parte – ancor prima che politico dell’immagine del crocifisso.

Il crocifisso è certamente un simbolo dell’identità italiana ed europea, e si ispira  peraltro ad una pluralità di valori secolari e confessionali. Il problema è che il centrodestra vorrebbe cancellare il crocifisso come simbolo vivo di una fede viva. Infatti esso, prima ancora che dell’identità culturale di un popolo, è appunto simbolo di fede.

E’ la sintesi inarrivabile della verità rivelata su Dio e sull’uomo; senso della sofferenza offerta, immagine della vita pienamente riuscita, autentica “gloria di Dio” e “pienezza dell’uomo”; emblema della dedizione perfetta all’altro, della completa immedesimazione nel debole, nel povero, nell’emarginato, nel morente secondo l’esempio portato da Gesù nella sua vicenda terrena; della consegna incondizionata nelle mani di Dio, nella rinuncia all’autodifesa, fiduciosa soltanto nelle promesse del Padre.

Tutto questo assai prima di essere un generico simbolo di identità locale. La destra monregalese pretende di difendere il crocifisso senza guardarlo: senza leggerlo, senza ascoltarne la voce ricchissima e destabilizzante. Lo difende, ma solo dopo averlo girato dall’altra parte, in modo che il volto di Cristo si schiacci contro il muro.

Non sono infatti passati molti giorni da quando la Lega si è scagliata contro una iniziativa del Medici Cattolici e della Caritas, attuata coerentemente nella lettura della parabola del “buon samaritano”: al pari del crocifisso appeso, quella sì, simbolo dei valori di cui si è nutrita e si nutre la nostra civiltà europea nei suoi momenti  migliori. Ma la Lega preferisce difendere i simboli di legno a quelli in carne ed ossa, anche quando tutta la chiesa locale si è stretta in difesa dei propri operatori (vedi la pagina dedicata alla vicenda dall’Unione Monregalese, settimanale diocesano).

Come è possibile difendere il crocifisso quando si attaccano coloro i quali davvero hanno messo quel crocifisso a simbolo del proprio impegno quotidiano? Non è possibile farlo se non svuotandolo radicalmente di significato, tradendolo nel modo peggiore, trasformandolo in un’arma di propaganda politica, in una spada per guadagnare qualche voto in più, come fa la Lega – in questo caso trovando come fedele alleato silente anche il Pdl – nella sua esasperata ideologia “padanista”.
Alla luce di questa bruciante contraddizione, convinti che la strategia del centrodestra sia quella di trasformare il crocifisso da simbolo di pace a simbolo di guerra, da momento di affratellamento a strumento di divisione, snaturandolo in modo eretico o comunque irreligioso, davvero affezionati ad esso, ci rifiutiamo dunque di votare l’ordine del giorno della Lega e del Pdl. Non tanto votando “no”, dal momento che è proprio questa la trappola tesa a chi il crocifisso lo ha preso sul serio o lo rispetta sul serio: poter dire, il giorno dopo “ecco, votano contro il crocifisso”.
Rifiutiamo l’operazione leghista, non ci stiamo. “E’ lecito pagare il tributo a Cesare?” chiesero una volta a Gesù, ma era solo per incastrarlo, per farne un guerrigliero antiromano o un filogovernativo. Anche lui si rifiutò di cadere nella trappola, di farsi strumento di fazione, bandiera di una appartenenza, di una lotta in difesa di una identità, che ci piaccia o no. Il minimo che possiamo fare, nel rispetto del crocifisso, è seguire quell’esempio.”




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17 novembre 2009
Mondovì: il crocefisso in consiglio comunale
Nell’ultima sessione del consiglio comunale monregalese, riunitosi lunedì 16 novembre, si è discusso della spinosa questione del crocefisso nei locali pubblici. Si ricorderà infatti che a inizio mese la Corte europea per i diritti dell’uomo con sede a Strasburgo ha accolto il il ricorso fatto da una cittadina italiana che riteneva che la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche fosse lesivo della libertà religiosa degli alunni, accogliendo questo ricorso, la Corte seppur non abbia imposto all’Italia alcuna sanzione (potere che non le competerebbe), ha di fatto riscontrato che la presenza del crocefisso nelle aule potrebbe effettivamente creare fastidi in chi professa altre religioni o è ateo.
In attesa di sapere se a Strasburgo verrà accolto il ricorso presentato dal Governo, localmente ci si attiva per discutere della questione, in particolare il gruppo PDL- Lega Nord di Mondovì ha presentato congiuntamente un ordine del giorno per la difesa del simbolo religioso negli istituti scolastici. I discorsi dei consiglieri Tiziana Achino (PDL), Diego Boetti Lega Nord) e Giulio Marini (UDC) sono stati improntanti sulla valorizzazione del crocefisso come simbolo non solo religioso ma anche culturale e significativo delle radici cristiane italiane ed europee, Boetti ha poi anche sottolineato come l’Europa tenti di imporre al Paese una sorta di snaturamento e tutti hanno auspicato che l’amministrazione faccia tutto il possibile per garantire la permanenza del crocefisso negli edifici scolastici, invitando anche il sindaco a inviare l’ordine del giorno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri italiana e alla Presidenza della Corte europea per i diritti dell’uomo.
Di taglio diverso la posizione del PD che, con l’intervento del capogruppo Paolo Magnino, ha si difeso la presenza del crocefisso, ma ha sottolineato la strumentalizzazione politica che se ne sta facendo, in particolare non sono stati risparmiati complimenti alla Lega che: “Preferisce difendere simboli di legno a quelli in carne ed ossa” ha dichiarato Magnino riferendosi agli attacchi lanciati nelle settimane scorse dalla Lega nei confronti dell'iniziativa di 'Medici Cattolici' e Caritas. Al voto si è quindi giunti in un’ atmosfera tesa, con i consiglieri in forza al PD che lasciavano l’aula non votando.
Alessandro Chittolina



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6 novembre 2009
Ztl soppressa a Breo per aiutare i negozi
I monregalesi, avvicinandosi alla zona a traffico limitato di Breo, faticano a ricordare quali siano le limitazioni in atto in quel momento. Troppa distrazione? No. E' diventato quasi impossibile stare dietro ai cambiamenti e decisioni in materia che si sono susseguiti dal gennaio 2005 ad oggi: cambi di orari, giorni, sospensioni, riattivazioni, sensi unici che variano. L'ultimo provvedimento, in vigore da mercoledi', taglia la «testa al toro»: la ztl, a Breo, quartiere commerciale cittadino, non c'e' piu'. Almeno per la stagione invernale, fino a tutto aprile compreso. Come si e' arrivati a questo epilogo? C'e' la crisi congiunturale finanziaria e commerciale e nessuno (tanto meno il Comune che ha deciso in accordo con le associazioni di categorie cittadine) intende portare un «fardello» di responsabilita': secondo le dichiarazioni di commercianti, artigiani ed esercenti, «i processi di pedonalizzazione del centro storico sono inopportuni alla luce della crisi congiunturale». Dopo l'ultima riunione tra rappresentanti del Comune e categorie la decisione e' stata netta: le auto sono libere di circolare quando e dove vogliono, tranne al sabato (ore 15,30-19) e in date concordate con le associazioni (compreso il periodo natalizio). Il transito sara' consentito ai residenti con posto auto privato e agli autorizzati. Per mesi la ztl e' stata in vigore ogni giorno dalle 16 alle 19,15. Il quartiere commerciale di Breo si suddivide da sempre in due tronconi: via Beccaria e via Sant'Agostino. Il nuovo provvedimento riguarda entrambi gli spezzoni. La prima richiesta ufficiale di cancellazione di ztl risale al marzo scorso, da parte del Collegio di presidenza dell'Associazione dei Commercianti di Mondovi'. «Grazie ad alcune riunioni - dice l'assessore al Commercio Guido Tealdi - abbiamo ascoltato esigenze e suggerimenti sul centro storico commerciale cittadino. I rappresentanti delle forze economiche hanno evidenziato il delicato momento di sofferenza economica attraversato dal comparto. E' stata rinnovata la richiesta di modificare l'attuale modalita' della ztl nel centro storico, nella convinzione espressa dagli esercenti che in una simile grave congiuntura economica il persistere di una chiusura al traffico veicolare ancora non pienamente assimilata e non ancora nelle abitudini dei clienti rischi di pregiudicare la situazione causando ulteriori chiusure di negozi, eventualita' che il centro storico di Breo non puo' piu' permettersi». La storia dei confronti sulla ztl a Mondovi' parte dal gennaio 2005, quando il Comune «per combattere l'inquinamento» , secondo un'interpretazione delle indicazioni della Regione, prese decisioni importanti sulla viabilita' di Breo. Commercianti ed artigiani scesero in piazza per protestare e uno degli aspetti piu' dibattuti fu il senso di marcia di via Beccaria e via Alessandria. Oggi le polemiche sono state smorzate dal dialogo sempre piu' accentuato tra l'attuale amministrazione comunale e Confcommercio con Confartigianato. «Gli artigiani a Breo - dice Roberto Ganzinelli, numero uno della Confartigianato monregalese - sono circa 40. Offriamo servizi veri, barbieri, panettieri, idraulici. Ci siamo associati alle richieste di Confcommercio anche per solidarieta' di categoria e concordiamo con le istanze, ma poniamo l'accento su un aspetto in particolare. Da anni ci battiamo perche' a Breo si potenzi la residenzialita'. L'artigiano lavora e vive grazie agli abitanti del quartiere che vogliono parcheggi, servizi, sicurezza, illuminazione pubblica adeguata. Se si perderanno anche gli studenti del Poli le conseguenze saranno ancora peggiori». Paolo Magnino del Pd (opposizione): «Quattro anni fa si assunse il primo provvedimento di ztl sulla base di parametri di carattere ambientale. Da allora i continui cambiamenti di orari hanno contribuito, compresa quest'ultima decisione, ad aumentare la confusione nei cittadini consumatori. Ora l'ennesimo provvedimento temporaneo».
Gianni Scarpace



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25 ottobre 2009
POLITECNICO. IERI A MONDOVI' LA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA DI STUDENTI E AMMINISTRATORI
GIANNI SCARPACE MONDOVI' - I monregalesi si sentono soprattutto «ingannati»: anche docenti «storici» come il professor Teresio Sordo, che ha sempre difeso il Politecnico, ora non si fa scrupolo di dire che «si era sbagliato a fidarsi delle parole del rettore Profumo non piu' tardi di un anno fa, quando lodava la sede di Mondovi', per poi abbandonare, pochi mesi dopo, il tavolo per lo sviluppo della stessa sede. Anzi, ora vuole affossarla». E' il sentimento che ieri circolava fra studenti, docenti, amministratori, cittadini nella «citta' degli studi» perche' sede universitaria (allora si chiamava Studio Generale) gia' nel 1560. E oggi a rischio di veder chiudere la sede decentrata del Poli. A Mondovi', con 850 studenti, 124 docenti, 20 milioni di investimento in 20 anni, 150 alloggi per studenti, hanno risposto all'appello del sindaco Stefano Viglione di portare la protesta in piazza, ieri, nel cuore del centro storico: striscioni, gazebo, gli studenti che distribuivano i volantini stampati in proprio. «Ragazzi esemplari, responsabili», hanno detto in coro i docenti. «Dobbiamo essere invasivi e pericolosi - ha detto Viglione - come Profumo dice che gli amministratori non dovrebbero essere. Il Rettore ha montato una farsa, organizzava quest'azione da tempo. Ha deciso indipendentemente da politici, autorita', studenti e ministro Gelmini. Dobbiamo alzare la voce perche' questi comportamenti sono inaccettabili. Non ci venga a raccontare che potenziera' la ricerca qui, togliendo pero' i corsi di Laurea magistrale e la didattica. Si sta lavorando per costituire un tavolo con Regione, rettore e ministro». Erano 40 i sindaci in fascia tricolore, arrivati anche dai confini con la Liguria, citata nel Consiglio comunale di venerdi' sera, al Politecnico, dal consigliere della Lega Diego Boetti: «Torino vuole accentrare i corsi: bene, allora noi invitiamo gli studenti ad iscriversi a Genova». Il Pd, attraverso Stefano Tarolli, ha parlato di «tradimento»: «Ci siamo fidati del Poli e gli enti hanno investito, fiducia mal riposta». «E' vero o no ha detto il parlamentare Enrico Costa - che questa citta' e questo territorio hanno investito risorse anche su richiesta del rettore Profumo e del Politecnico per lo sviluppo della sede decentrata? E' vero o no che l'indicazione ministeriale non pone vincoli per le scelte?». Alcuni evocano lo «stile Savoia» adottato nel 1562 da Emanuele Filiberto, quando torno' in possesso della propria capitale, Torino, e trasferi' l'universita' nel capoluogo. Il consigliere regionale Giorgio Ferraris: «Ho presentato un ordine del giorno in Regione per rivedere l'assurda decisione di concentrare sul capoluogo piemontese tutta l' attivita' didattica». In piazza erano presenti i rappresentanti delle categorie produttive. Molti monregalesi hanno sottoscritto la petizione degli studenti, che ha raccolto circa 5000 firme. Luca Bazzano, rappresentante degli studenti: «Ci affidiamo a voi, perche' la palla passa alla ''politica romana'': ora tocca a quel livello trovare l'ancora di salvezza per il Poli di Mondovi'». Il professor Sordo: «Impedirei a mia figlia di iscriversi al Politecnico fatto con la teledidattica e i video al posto dei docenti».



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21 ottobre 2009
Poli, la Bresso chiede piu' tempo. Il rettore Profumo sollecitato a rinviare la decisione sul futuro della sede di Mondovi'
GIANNI SCARPACE MONDOVI' - La decisione finale sul destino delle sedi decentrate del Politecnico, come Mondovi', e' nelle mani del rettore Francesco Profumo che oggi riunira' il Senato accademico. Mercedes Bresso, presidente della Regione e l'assessore Andrea Bairati, ieri lo hanno incontrato per chiedere una sospensione della decisione di tagliare i corsi (la didattica frontale) nelle sedi decentrate e, allo stesso tempo, un incontro urgente con il ministro Gelmini. «I tagli indiscriminati del Governo - hanno detto i rappresentanti regionali al rettore - non aiutano processi di riorganizzazione e di programmazione come quelli in atto. Siamo convinti che il Politecnico non chiudera' le proprie sedi, in quanto l'accentramento delle risorse a Torino costituirebbe un impoverimento dei territori. Vorremmo illustrare al ministro Gelmini quali sono le linee di riforma del sistema universitario piemontese che abbiamo in mente». Profumo ha ribadito le posizioni gia' espresse nei giorni scorsi: l'indicazione ministeriale taglia ore, docenti e risorse, provocando l'accentramento dei corsi a Torino. Per Mondovi', con 850 studenti, 124 docenti e 1 milione e 100 mila euro di investimento l'anno vorrebbe dire cancellare 20 anni di storia o, al massimo, accontentarsi di una trasformazione che parla di teledidattica e di «poli di formazione per il territorio», una sorta di orientamento post diploma. «A nostro avviso - commenta l'assessore regionale Mino Taricco - Mondovi' e Vercelli devono avere un trattamento diverso per cio' che significano per il territorio». «Una situazione che non ci soddisfa per nulla - dice il rappresentante degli studenti, Luca Bazzano - anche perche' non e' ancora chiaro che cosa davvero il rettore vorra' fare delle sedi come Mondovi'». Lunedi' sera la presenza «bipartisan» dei consiglieri comunali di Mondovi' e del sindaco Stefano Viglione nelle aule del Poli occupato ha rincuorato gli studenti. «Siamo disponibili - ha detto Viglione - a valutare l'acquisto dello stabile dei Filippini, in piazza Roma, per ospitare altre aule dell'universita'. Forse domani sera (stasera, ndr) convocheremo un Consiglio comunale al Politecnico». «Ci stiamo impegnando tutti - ha ribadito il consigliere comunale del Pd, Stefano Tarolli perche' si tratta di una questione culturale». Ieri una delegazione di studenti monregalesi ha partecipato all'assemblea tenuta dai loro colleghi nella sede del Poli di Corso Duca, a Torino, seguita in videoconferenza a Mondovi'. Interviene per scritto anche l'ex sindaco Riccardo Vaschetti: «L'amarezza che provo nell'osservare la piega presa dalla vicenda del Politecnico monregalese mi spinge a prendere una posizione netta su quanto ha provocato l'attuale situazione. Lo sbaglio davvero enorme e' stato non ottenere dal Poli di investire in strutture di edilizia universitaria nello splendido complesso di Piazza, proprio nel momento in cui la citta' stava progettando il rilancio del quartiere. Quando, nel 1995, presenziai come giovane sindaco alla consegna dei primi diplomi di laurea del decentramento monregalese e poi a otto inaugurazioni dell'anno accademico. La collocazione del Poli a Mondovi' nelle scuole Battaglia nasce da una decisione della giunta Giusta, nel 1992. Ho sempre sostenuto che la zona non fosse idonea. L'occasione favorevole ci fu quando l'allora senatore Lorenzi ottenne uno stanziamento di 8 miliardi di lire da utilizzare per la sede di Mondovi'. La sorte in citta' e' stata segnata nel momento in cui il Senato accademico ha capito di poter restare come ospite, con investimenti minimi, sino a quando questo fosse stato ritenuto utile all'ateneo, infischiandosene di quanto fatto da Mondovi' e dalla Provincia in tutti questi anni».



permalink | inviato da DavideG il 21/10/2009 alle 10:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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